DISINCANTO

Pubblicato il da antonio sassano

Provengo da una famiglia di sinistra, mio padre socialista convinto dei tempi di De Martino , mia madre comunista già affascinata dal PCI  di Berlnguer. Giovanissimo  entrai per la prima volta in sezione in occasione di uno sciopero dei braccianti locali  ,raccoglitori di olive che chiedevano un più giusto salario e le otto ore di lavoro. Mi si aprì un mondo nuovo . Ci dicevano i vecchi compagni : organizzatevi perchè avremo bisogno di tutta la vostra forza, di tutta la vostra intelligenza di tutto il vostro entusiasmo e in seguito quando il segretario Velio mi diede la tessera del  PCI ho vissuto  l'iscrizzione al partito, così come quella di tanti altri, come una scelta importante  ,una scelta libera  definitiva impegnativa e di parte. Ero entrato in una comunità , una grande famiglia di liberi  che mi caricava di fiducia,  per il futuro ,lottare per una società più eguale per un mondo più libero mi emozionava ,cosa che poi mi avrebbe accompagnato per tutta la vita.  Dopo la morte di Belinguer  e dopo la caduta del muro di Berlino si decise di abbandonare nome e simbolo del PCI  se pure consapevole della necessità della svolta, sperimentai per la prima volta lo smarrimento il senso di sconfitta, un dolore lacerante e poi  delusioni  su delusioni  fino ad accettare, dopo anni  che il partito sperimentava vane ricerche di vie nuove, e non a cuor leggero, la tessera del PD, del nuovo partito della sinistra plurale, il grande partito del futuro. La grande comunità della sinistra apriva le porte ad una altra componente importante della nostra società ,quella del cattolicesimo riformista , una operazione ambiziosa ma mai del tutto  condivisa sia dall'apparato che dagli stessi elettori , ma sopratutto dalla dirigenza proveniente dall'ex PCI .Per il limite e l'incapacità di sintesi politica e di progettualità , mentre andavano affermandosi sempre più come casta. Il popolo della sinistra dopo aver combattuto per venti anni il Berlusconismo  si ritrova oggi con i suoi rappresentanti  che non solo impediscono l'elezzione di Prodi ma non riescono neppure a produrre  un competitore e una politica efficace nella gara alla leaderscip del PD  e al  giovane rampante che, prima scala la casta con le tecniche della casta ,facendosi votare alle primarie del partito da chiunque passa per strada e poi , arriva direttamente a Palazzo Chigi senza passare per nessun vaglio elettorale.Ora di fronte all'attualità di un governo con a capo il segretario del PD, che chiede la fiducia al parlamento in modo plateale a conferma della sua natura di prodotto e soggetto televisivo, facendo un comizio retorico sul coraggio e la trasparenza, promettendo riforme e provvedimenti a breve scadenza ma, mantenendosi sul vago sui punti del  suo programma e sui mezzi per attuarlo.  Dubito che questo specialista della modernità voglia veramente cambiare rotta e adoperarsi per migliorare le condizioni  e le aspettative nel segno dell'equità del popolo tutto. Credo invece che cercherà di muoversi nella continuità delle politiche che hanno dominato fin'ora  che sono le responsabili della crisi economica e sociale del nostro tempo e che tanti disagi e tante vittime hanno provocato trà gli ultimi ,e non solo. A questo punto vivo il PD sempre più con disincanto, ma forse questo è un mio problema. Staremo a vedere.  a.s.

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