Accadeva negli anni 60 . racconto

Pubblicato il da antonio sassano

Pensava al suo paese,ai genitori,chi sa quando avrebbe rivisto la mamma.Le prese una certa tristezza,si spinse fino alla panchina sul ponte di poppa della nave. Ripensava al tempo magico della sua infanzia,a quel tempo obbligato ,prima dell'adolescenza distratta e turbolenta. Si stupiva della improvvisa nostalgia del paese e della consapevole mancanza dei suoi amici,eppure, stava realizzando ciò che attendeva da mesi,ed ora che stava finalmente giungendo in Canada un in'aspettato magone lo invadeva in tutto il corpo. Ripensava alle lettere che sua sorella le spediva da Montreal,le raccontava di come si erano sistemate lei  e la sorella minore, del lavoro che non mancava in quella parte di mondo, delle case comode con perfino camerette separate per i bambini, come tutti avevano l'automobile e il televisore,con ben sette canali che si potevano selezionare senza neppure alzarsi dai comodi divani. Sembrava un sogno,strade larghissime e palazzi alti anche più di dieci piani, e, cosa più importante la possibilità di poter perfino scegliersi un lavoro e la possibilità di guadagnare bene.- Andrò in america - diceva Antonio ai suoi amici - sono giovane, conoscerò un nuovo mondo, lavorerò sodo qualche anno, metterò da parte un bel gruzzolo, quel tanto che basta per avviare una qualche attività, magari un negozietto una volta tornato,poi sposerò la mia Gina. Il transatlantico stava entrando nel porto,finalmente poteva abbracciare le sorelle,non le vedeva da dieci anni,avrebbe conosciuto i nipotini e ,finalmente avrebbe visto con i suoi occhi il nuovo mondo,avrebbe assaporato il suo sogno americano.Era così preso dai suoi pensieri che neanche si accorse che la nave era ormai ferma ,non seguì neanche le manovre che l'enorme natante fece per l'ancoraggio. Finalmente dopo una settimana di navigazione era sulla scaletta e con gli occhi cercava di scorgere le sorelle tra la folla assiepata dietro le transenne sul molo.Una improvvisa inquietudine,una sconosciuta paura,quasi una premunizione lo assalì. Il cuore le batteva forte, i sensi in confusione, le braccia sembravano non rispondere appieno alle sollecitazioni, quasi a trovare ostacolo ad esprimersi nel corpo stesso.Scendeva lentamente sollevando a fatica la valigia e la custodia dell'inseparabile saxsofono quando due signori con abiti eleganti ed uguali,quasi fossero in divisa, di elevata statura e con cappello in testa, lo fermarono mostrandogli un tesserino e con forte accento straniero - Mr Rossi? Mr Antonio Rossi ?-     - Si sono io - rispose Antonio. - Prego deve seguire noi, una formality - e quasi sringendogli le braccia i due lo condussero di nuovo all'interno della nave, lo accompagnarono nell'ufficio del commissario di bordo, lo fecero accomodare su una comoda poltrona vicino ad una scrivania ricoperta di carte nautiche ,qualche libro, un modellino della Michelangelo.La stanza era piena di luce,no c'erano oblò come nelle cabine ma una enorme vetrata, con tende verdi,nella parete di fronte arredi, quadri,e ancora foto di ufficiali in divisa bianca e una bandiera italiana dietro la scrivania.- Per cortesia attendete, trà poco arriverà  un funzionario dell'ambasciata e le spiegherà - dissero i due uomini che subito uscirono dalla stanza. Rimase solo , si chiedeva cosa stesse accadendo , come mai non era  con le sorelle,era forse accaduto qual'cosa, forse era successo qualcosa alla sua famiglia. Un brivido le percorse tutta la schiena, era molto preoccupato, smarrito, sudava freddo. Pensò a suo padre, lo rivedeva in tutta la sua mole mentre accorciava a qualche ragazzo o che sbarbava qualche givane del paese ,la domenica mattina, sentiva il forte profumo di dopobarba che inondava il piccolo SALONE, lo rivedeva raccontare trà una rasatura e una acconciatura le vicende della guerra ancora fresche nella memoria.più che un negozio da parrucchiere il SALONE era un posto di ritrovo dove i clienti aspettavano il turno chiacchierando e scherzando delle cose del paese.In pochi pagavano il servizio con contanti, i più pagavano a fine anno con ciò che avevano,grano,legumi, farina ecc. non era molto ma bastava a tirare avanti la famiglia.Vedrai che presto le cose cambieranno, le ripeteva suo padre che non riusciva ad accettare un'altra separazione, infondo le figlie seguirono i mariti nella lontana America, ma lui Antonio che motivo aveva. Era passata una buona mezz'ora da quando era entrato in quell'ufficio, era sempre più preoccupato, batteva nervosamente il ginocchio sulla valigia che aveva posato accanto a lui, passarono ancora alcuni minuti poi entrò un uomo, calvo ,di altezza normale con giacca e cravatta, le tese la mano scusandosi, si presentò poi posò sulla scrivania un fascicolo, si sedette lo aprì - è lei Antonio Rossi ?  - Lo sono - rispose . Ecco ho appena finito di protestare con quelli dell'immigrazione,non vogliono sentire ragione, vogliono che te ne torni subito in Italia, non vogliono neanche farti scendere dalla nave -.Antonio rimase per qualche istante in silenzio, si sentiva stranamente sollevato,aveva temuto il peggio durante quell'attesa, ora che sapeva che niente di grave era capitato alla famiglia ma che la cosa riguardava solo lui .Si calmò, gardo il funzionario negli occhi e disse - Deve esserci un errore, io vado dalle mie sorelle che vivono quì da anni ed ho con me tutta la documentazione,sono in regola, ho pefino un contratto di lavoro, non capisco - L'uomo si alzò  sembrava visibilmente dispiaciuto e impotente - Si vede che lei è una brava persona, io stesso ho garantito per lei, ma niente, non vogliono sentir ragione - poi abbassando la voce - A quando pare lei è stato segnalato come un attivista comunista -. - Io ? comunista, attivista poi , c'è di sicuro uno sbaglio, noi siamo povera gente,viviamo del lavoro di mio padre che fà il barbiere in un piccolo paesino, da dove non è più uscito dai tempi della guerra. A dire il vero mio padre è iscritto al partito,ma come tanti altri in paese, è un comunista per modo di dire,allìitaliana.- rise - spesso fa battute a dir poco paradossali su come in Russia  con un solo pomodoro può fare la salsa mezza Mosca o come a Leningrado con solo cinque lire si può comprare una  intera carriola di gelato , solo battute che fanno ridere divertiti i clienti al SALONE, niente di più -.Anche il funzionario rise - Con un solo pomodoro - ripetè anche lui divertito, poi tornato serio - Vede signor Antonio, io sono sicuro che quello che dice è tutto vero ma, quì non ne vogliono sapere, pare che siate stato sagnalato come persona pericolosa da referenti italiani, forse da qualcuno del tuo stesso paese. Sai sono momenti difficili, c'è la guerra fredda e nessuno vuole mettere in discussione i fragili equilibri tra i due stati, Per conto mio ho fatto tutto il possibile, tuttavia so che le tue sorelle la stanno aspettando giù al porto, ecco le concedo qualche ora per incontrarle ma la devo pregare di non lasciare lo scalo, un nostro agente sarà a vostra disposizione - Poi le strinse la mano - Mi dispiace signor Rossi, lei è proprio una brava persona, le auguro il meglio, stia bene -. Al mattino seguente uscì dalla cabina quando la nave aveva già lasciato la costa americana da un pezzo. Era triste, deluso ,come un maratoneta cade sfinito a pochi metri dal traguardo, che poteva cambiare il corso della sua carriera, e rinunciare suo malgrado al sogno della sua vita, così Antonio costretto a rinunciare al sogno americano  , senza neppure avere avuto la possibilità di toccare quel suolo, senza aver potuto verificare con i suoi occhi ciò che si diceva di quel mondo,quello che le sorelle gli descrivevano nelle loro lettere. Era deluso, sconfortato, ripensà a ciò che le disse il funzionario ,della probabile segnalazione partita dal suo stesso paese.Ma perchè, chi poteva aver interesse a fargli del male? E tuttavia non si sentiva per niente vittima se pur inconsapevole della guerra fredda, e allora? Era confuso, rientrò in cabina, estrasse dalla custodia il vecchio sassofono e per non pensare si lasciò andare alla più appassionante versione di < ciliege rose >.   AS

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