Narrazione e realtà

Pubblicato il da antonio sassano

Narrazione e realtà

Tra la narrazione e la realtà si è aperta una voragine ormai impossibile da nascondere.Dovremmo riavvolgere il nastro della storia di questi ultimi anni e riguardarla con l'attenzione dovuta.La velocizzazione degli eventi, cui la realtà ci sta abituando, troppo spesso ci fa perdere memoria di fatti che hanno determinato la situazione attuale e altrettanto spesso ci mette di fronte a fatti compiuti dai quali sembra impossibile recedere.La delusione è tale che le persone rinuncino ad andare a votare, non scioperano, non manifestano nelle strade perché non ne vedono più l’utilità per un cambiamento questo proprio quando la realtà ci scarica addosso un carico intollerabile di pene (dalla disoccupazione allo sfratto, dall’impoverimento ad un futuro pieno di incognite),così ci si ritira in una condizione di “rabbia depressa”, che annienta ogni capacità di intravedere una soluzione “progressiva” rispetto all’esistente.Nei settori sociali più deboli si producono così le condizioni in cui la guerra tra poveri diventa spesso l’unico sbocco “politico” capace di produrre un risultato visibile, una soddisfazione dettata solo dalla rabbia dove “il nemico” diventa quello che puoi vedere, che hai a portata di mano o di insulto, trà questi al primo posto l'immigrato, e anche le migliori intenzioni (di sindaci o di parlamentari, di sindacati o di partiti) si trovano davanti una sorta di totem sacro che smonta ogni ambizione.Il nemico vero, quello che concretamente adotta le decisioni che rendono insopportabile la nostra vita, è invece sempre più irraggiungibile, invisibile, quasi metafisico. Questo “nemico” – perchè di questo si tratta – ha ormai messo a punto un “pilota automatico”, le cui decisioni sono inappellabili, soprattutto perché agisce in nome delle esigenze di bilancio contro cui ogni rivendicazione appare illogica, irrazionale, impossibile. Ce lo chiede l'Europa,oppure la competitività piuttosto che il pareggio di bilancio ecc.tutte parole d'ordine ripetute come un mantra fino ad indurre molte persone che pure vengono dalla sinistra riformista, o per paura o per opportunismo o ancora per convinzione a lasciar perdere tanto in queste condizioni non può cambiare nulla tanto vale attestarsi sulla riduzione del danno, il meno peggio, che fa conto la narrazione dominante, incaricata di delimitare il perimetro degli obiettivi possibili.Dentro questo perimetro si è rinchiusa da sola, negli ultimi venti anni, la sinistra,anche quella “radicale”. E non è più riuscita a venirne fuori, anzi trova nel renzismo il migliore garante della continuità.

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