il PD ,Renzi a parte.

Pubblicato il da antonio sassano

il PD ,Renzi a parte.

Saremo pure passati di moda, noi che amiamo parole come giustizia, libertà, lotta, ultimi esemplari di una specie a un passo dall'estinzione, patetici nostalgici del passato, illusi combattenti del nulla a cui tuttavia parole come resa e rassegnazione "tanto amate dai cinici moderni" ci infiamma ancora di ribellione. Sfido chiunque a sostenere che le lotte di ieri non sono esattamente le stesse di oggi.Certo non ci sono più i padroni come una volta, anche i partiti sono irriconoscibili, non si sa più chi stà con chi e dai politici di professione nessuno si aspetta più nulla.Il precipitare della crisi vede la  diseguaglianza cresciuta " in Italia più che del resto d'Europa" e la povertà assoluta è raddoppiata negli ultimi dieci anni. I poveri sono sempre più poveri, i ricchi sempre più ricchi,e il moderatismo della sinistra di governo ha dimostrato fin'ora  di non avere a disposizione nessuna alternativa coerente.La sinistra riformista prima e il Partito Democratico poi, ha governato almeno dieci degli ultimi venti anni, alternandosi al potere con Berlusconi ma facendo esattamente le stesse cose, convincendo i suoi elettori della necessità delle politiche che portavano avanti perdendo ogni contatto con il paese reale e il suo malessere.Il tradimento del PD nei confronti del suo elettorato o almeno di quella parte più sofferente del popolo che la sinistra rappresentava è nei fatti, dalla graduale eliminazione dei diritti alla scomposizione dello stato sociale ma più triste è il racconto " destra e sinistra è una concezzione superata " in fondo vogliamo tutti la stessa cosa, e anche quando esistono differenze marcate nei programmi dei principali partiti, queste vengono presentate come versioni diverse di un unico obiettivo. È diventato un luogo comune dire che vogliamo tutti la stessa cosa e abbiamo solo modi leggermente diversi per giungere a essa. Ma questo è semplicemente falso. I ricchi non vogliono le stesse cose che vogliono i poveri. Chi dipende dal posto di lavoro per la propria sussistenza non vuole le stesse cose di chi vive di investimenti e dividendi. Chi non ha bisogno di servizi pubblici (perché può comprare trasporti, istruzione, e protezione sul mercato privato) non cerca le stesse cose di chi dipende esclusivamente dal settore pubblico.… Le società sono organismi complessi, composti da interessi in conflitto fra di loro. Dire il contrario (negare le distinzioni di classe, di ricchezza, o di influenza) è solo un modo per favorire un insieme di interessi a discapito di un altro. Un tempo una simile affermazione era scontata: oggi ci incoraggiano a liquidarla come un incitamento irresponsabile all’odio di classe”.
È questa la verità che bisogna avere il coraggio di guardare in faccia. E qui non basta manipolare gli slogan.

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