abbassiamo i toni

Pubblicato il da antonio sassano

abbassiamo i toni

La crisi dei partiti politici e più in generale della politica sono un fatto ormai conclamato. La crisi economica che da una parte porta ad obbligate scelte impopolari, unitamente agli eccessi e scandali della politica, danno luogo a veri processi di centralizzazione dei governi ma anche delle amministrazioni regionali e locali che allontanano in maniera pericolosa le sedi decisionali dai cittadini, limitano i livelli di partecipazione democratica e rischiano di aggravare il rapporto e la dialettica tra politica/governo e cittadini/amministrati, accentuando il fenomeno di sfiducia e di astensionismo. La crisi dei partiti tradizionali è fatto ormai evidente e mostra segni chiari, eppure ho difficoltà ad immaginare un sistema democratico senza i partiti e senza che i partiti svolgano quel ruolo di rappresentanza e quelle funzioni di mediazione che gli sono stati propri, riconosciuti dalla Costituzione.Con la loro debolezza si corre il rischio di una pericolosa involuzione dove emergono movimenti con poche regole e che crescono intorno a singole figure di leader che si improvvisano come innovatori e uomini per il cambiamento. Ora, che ci sia un bisogno di cambiare è indubbio, così come è fuori discussione che tale bisogno sia avvertito in modo sempre più pressante dalla popolazione. Ma 'cambiamento' è una parola plurale e complessa.Ora, Ci si domanda quale sia l'obiettivo di queste persone, se la costruzione di una reale alternativa che è fatta di tempo, di formazione, di sperimentazione, di progetti realizzati, di cultura e umanità diversa oppure la solita scorciatoia per arrivare alle solite poltrone. Quando sognamo il cambiamento siamo focalizzati e poco concentrati. Parliamoci chiaro, se sognare è solo un per parlare, se ci piace solo discorrere al bar dei nostri sogni di cambiamento, tutto va bene. Ma se davvero siamo intenzionati a cambiare, a modificare la nostra vita per vivere in modo più vicino a ciò che sentiamo di essere, allora bisogna cambiare metodo.Come scrivevo in un post del 13 gennaio scorso " attenzione alle ingenuità, la valorizzazione dei bisogni e la risoluzione dei conflitti locali non può risolversi con il clonare esperienze territoriali pur con attori diversi, altrimenti, una lista civica in sé e per sé non è meglio ne peggio di quello che combatte, con poca visione e senza radicamento concreto dal basso e non può essere neanche un cartello che, come vestito di carnevale, unisce alla buona tutti i pezzi che sono rimasti sottovalutati e sotto rappresentati dal blocco costituito. Una volta quando si formavano le alleanze e le liste elettorali c'erano i partiti . Sono state distrutte quelle strutture di base che permettevano alla gente comune di occuparsi di politica. Fino a 15 anni fa si andava in una sezione di partito e si discuteva di piani regolatori, di viabilità locale, di politiche sociali. E così cresceva la sensibilità alle tematiche reali di quello che, un po’ genericamente, veniva chiamato “bene comune”. Oggi la politica è diventata oggetto di spettacolo, da seguire dalla poltrona di casa propria. E -finché sarà così, non lamentiamoci.

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