più illuminati non più furbi

Pubblicato il da antonio sassano

più illuminati non più furbi

Quanta malinconia mi suscitano le persone che non hanno un paese a cui aggrapparsi! Sto parlando, degli abitanti delle grandi città, che non hanno mai conosciuto un paese di origine, che non hanno avuto la fortuna di nascere in una piccola comunità , in uno di quei tanti minuscoli e pittoreschi comuni dell’Italia che rappresentano, secondo me, la vera anima di un territorio. Anch’io ho avuto un paese che mi aspettava, da cui sono andato via, sperimentando quel “gusto di andarsene”, così come tanti nell'età della giovinezza. Se ne sta lì adagiato su una collina che si affaccia sull Adriatico, contornato da ulivi secolari . Dalle giovani generazioni il paese, a volte, viene visto così, un po’ sonnacchioso, noioso, dove non succede mai niente, da cui si vorrebbe scappare. Poi si ritorna, inevitabilmente. Perché “paese” vuol dire equilibrio tra passato e presente, tra una razionalizzazione a volte spinta agli eccessi ed un modo di vivere più naturale, vuol dire sforzarsi di trovare un modo di essere se stessi più genuino, libero da mode superficiali e passeggere e da condizionamenti negativi, vuol dire scegliere ritmi di vita più lenti, lontani dal frastuono e dalle folle. Ma questo modo di vivere il paese necessita di un costante impegno collettivo sopratutto dopo la fine dei partiti politici strutturati come li abbiamo conosciuti fino a poco tempo fa e la domanda è sempre la stessa: cosa si può fare per impedire la morte dei piccoli paesi?
Essere cittadini oggi non è solo farsi amministrare, farsi governare, ma è un pensare collettivo, forse è questa la nuova frontiera della partecipazione. Sentire la responsabilità del futuro, del futuro di lavoro e impresa, della salute , del turismo e del piccolo commercio, della cultura e della diffusione dei saperi e tanto altro ancora. Ce n’è da fare per tutti, in un tempo che non vuole più delegare, che ha coscienza di cosa significhi cittadinanza. A questo bisogno di consapevolezza collettiva c’è il rischio che si risponda con il ritorno al passato, con un ritorno della fede nell’irrazionale anziché nello sforzo di pensare e conoscere proprio dell’uomo, facendo scendere la saracinesca del buio sul nostro futuro, sulla fiducia nell’uomo e nella ragione.I paesi, i luoghi più abitati e più vivi, sono l’antidoto a tutto ciò, tuttavia molti oggi rischiano d’essere ridotti a ghetti dell’insicurezza e dell’inquinamento, perché nessuno mai parla delle vite che vi abitano, occupati più di servire questo o quell’altro interesse lasciando morire a poco a poco il paese. Pensare al futuro significa riscattare le nostre esistenze e il nostro comune da tutto ciò .Una risposta è inquadrare e fare da subito delle cose mirate, Non esistono paesi uguali e dunque le politiche devono essere fatte su misura per ogni luogo ,Un paese può essere accidioso, velleitario, smarrito, può essere ricco e può essere povero, fragile e scontroso. Non ci può essere la stessa politica per tutti, e per questo che a guidarli devono essere possibilmente i più illuminati e non come a volte è accaduto anche nel nostro comune i più furbi..

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