i debito pubblico e noi

Pubblicato il da antonio sassano

​​​Sento spesso parlare dell'enorme debito pubblico che grava sulle nostre spalle, ma ancor più grava sulle nostre opinioni. A causa della sua presenza siamo pesantemente condizionati nelle nostre scelte pubbliche. Condizionati ad arte dagli specialisti del gioco delle tre carte che siedono in parlamento. Sono infatti loro, i politici a parlarne con continuità, ponendolo a scudo delle loro decisioni, per neutralizzare preventivamente qualsiasi obiezione al loro operato e per distrarre l'attenzione dagli altri gravi problemi da cui siamo afflitti. Politici che al fine del consenso, a partire dagli anni 80, hanno creato una voragine nei conti pubblici e l'hanno successivamente alimentata e ingrandita, intascando e facendo intascare. Questo spiega perchè nonostante le scelte disastrose operate per decenni, nonostante i mugugni e l'insofferenza della gente, i politici eletti da alcuni decenni sono sempre gli stessi. Possiamo pensare che i politici conoscevano i loro polli, ma per onestà bisogna dire che anche se la gente avrebbe voluto rappresentanti migliori, ha fatto comodo tenersi quelli che avevano.Lo stesso disamore per la cosa pubblica ha reso solidali gli uni con gli altri, i cialtroni che avrebbero dovuto guidare il paese e, i buoni e onesti ,laboriosi padri di famiglia che invocavano il buon governo, ma che dai loro buoni governanti si aspettavano e spesso ottenevano un ritorno, finendo così ad unificare cani e gatti con i risultati che tutti possiamo constatare. Tutti si sperava di ottenere qualcosa dalla politica, e, i più intraprendenti ci riuscivano ,e allora venivano additati come coloro che " ci hanno saputo fare". Il peggio è che continuiamo a giudicarli i nostri politici, così come pure io li giudico in questo momento che scrivo, magari con il più grande disprezzo ,per altro ampiamente meritato, li metto alla gogna. Ma io ,come popolo, come persona, merito di salire sul pulpito e predicare contro di loro? Possiamo nasconderci, se vogliamo, dietro il facile schermo della nostra "verità" e affermare a voce alta, io non centro,io non sono così. Ma sul piano della verità vera devo ammettere che dietro questo schermo nascondiamo la nostra complicità e ipocrisia, forse viltà, demoralizzazione, stanchezza, età o forse anche interesse, restiamo inerti, perciò complici, rispetto alle circostanze che contribuiscono a far si che un paese tanto bello dia al mondo uno spettacolo tanto brutto della sua vita sociale.

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Giuseppe 03/07/2015 13:29

Come sempre un'analisi lucida, precisa, senza possibilità di smentita.