Paolaccio, una leggenda del Molise

Pubblicato il da antonio sassano

​​​​​Paolaccio era un vagabondo senza parenti, senza amici e senza neppure un angolo di casa. Ma se lo meritava, perchè voglia di lavorare non ne aveva e ,per di più, non faceva che imprecare e dimostrarsi tanto malvagio da attirarsi solo l'antipatia e il disprezzo di tutti. Pareva che nei suoi occhi ardesse sempre una luce cattiva, e chi lo vedeva girava al largo. Una notte, mentre dormiva in un campo, vicino a Termoli, Paolaccio venne svegliato da una voce che ripeteva il suo nome. Al che lo fissava curiosamente. " Chi diavolo sei? " chiese. " Lo hai detto, sono proprio il diavolo. Sono venuto a proporti un patto ". Paolaccio non si impressionò. "Di che si tratta?" chiese di malanimo. " Vuoi diventare ricco? " chiese a sua volta il diavolo. " Se lo voglio? Non chiedo di meglio. E che dovrei fare in cambio?" . "Non devi fare nulla. Devi darmi solo la tua anima". "Per questo ci stò" disse Paolaccio " Che me ne faccio dell'anima? Ma dimmi: come avrò le ricchezze?" . "Prima firma il patto e poi te lo dirò" rispose Belzebù. Paolaccio che non sapeva scrivere, fece una crocetta sul foglio. " Bene " gongolò il demonio. " Ed ora stai a sentire. La vedi quella rete? Ti servirà per pescare" . " Bella roba! esclamò Paolaccio " Come se i pesci dessero la ricchezza !" . " I pesci che ti farò pescare io, sì " proseguì il diavolo " Sono pesci bianchi e rosei che hanno una specialità: quella di inghiottire i tesori accumulati nelle navi sommerse : gemme stupende, monete d'oro e altre rarità. Sono pesci che stanno al mio sevizio, pronti a farsi pescare dai miei protetti. Tu ora lo sei quindi puoi pescarne quanti ne vuoi. Dovrai soltanto dire, immergendo la rete:" Fortuna vieni su: te l'ordino nel nome del grande Belzebù " . Paolaccio non lasciò passare la notte. Subito si avviò verso gli scogli e trasse a riva con la rete una infinità di quei pesci biancorosei. Erano tutti pesantissimi e Paolaccio, apertili uno ad uno, accumulò in un batter d'occhio smeraldi, rubini, brillanti ed oggetti d'oro che sfavillavano con mille luci al chirore delle stelle. " Questa si che è una ricchezza " gongolava Paolaccio, non stancandosi di immergere le mani in quel tesoro. Da quel giorno ebbe inizio per Paolaccio un'altra vita. Si comprò un palazzo, si vestì da gran signore e cominciò a dare feste sfarzose, circondandosi di ogni lusso. Inutile dire che in un lampo ebbe amici a non finire, gente che lo cercava, lo ossequiava, lo lodava. Paolaccio era generoso con tutti, spandeva doni a destra e a sinistra, e ad ogni elogio che riceveva era convinto di essere diventato un grand'uomo. Tutto dunque procedeva a meraviglia, senonchè un giorno, un brutto giorno, capitò a palazzo, che era in piena festa,uno strano individuo. Era un essere macilento, vestito di stracci, proprio fuori di posto in mezzo a tanto splendore .Ma Paolaccio lo riconobbe subito, e fattosi largo trà la folla gli si avvicino. " Che sei venuto a fare, quì? " gli chiese con sgomento. . "Lo sai" rispose Belzebù," Sono venuto per il nostro contratto che , per l'appunto scade oggi..." " Vattene" supplicò Paolaccio colmo di terrore, "Vattene via , lasciami !" . " E caro mio ! Non posso. I patti sono patti. Io ti ho dato la ricchezza, tu te la sei goduta, ed ora è tempo che tu mi dia la tua anima ". In quello stesso istante un boato terribile fece tremare il palazzo e Paolaccio cadde a terra morto. Qualcuno dirà : ma quei pesci biancorosei esistono veramente?. Pare di si . Molti pescatori li hanno visti. Dicono, però, che bisogna accontentarsi di guardarli da lontano perchè sono creature del demonio e non portano che male.

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